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San Paolo apostolo - Frosinone
Domenica 23 giugno 2019



Care sorelle e cari fratelli,

il Signore ci raduna questa sera come fece quella prima volta con i suoi discepoli. Veniamo dalle varie parti della nostra città. Siamo diversi, a volte camminiamo separati per la vita che facciamo, a fatica ci incontriamo e ancor più a fatica riusciamo ad ascoltarci e aiutarci, perché ognuno è preso da sé e si abitua a comunicare a distanza, sui social senza più incontrarsi. La solitudine avanza e anche gli egoismi, che ci illudono di star meglio da soli e non ci fanno gustare la gioia di stare con gli altri.  Anche il tempo della preghiera e dell’ascolto del Signore, della meditazione della Bibbia, si assottigliano fino a sparire. L’ho visto nella scarsa partecipazione agli incontri sul Vangelo di Luca degli ultimi mesi. Tutti abbiamo sempre cose più urgenti e importanti da fare che stare con il Signore e i fratelli. Eppure, questa sera si ripete il miracolo della Chiesa e di ogni comunità cristiana: essere un “noi” e non tanti io che camminano ognuno per proprio conto, a volte persino gli uni senza o contro gli altri. Il “noi” divenne chiaro proprio quella sera nel cenacolo, quando Gesù prese quel pane e quel vino e indicò in essi la sua presenza reale, dono di vita a tutti, luogo di unità e di comunione dei suoi discepoli. Mi chiedo, cari amici: ne siamo consapevoli? Siamo consapevoli di aver bisogno di questa comunione, che nell’Eucarestia diventa costitutiva della nostra fede e della nostra vita? Che conseguenze ha nella nostra vita personale e comune la partecipazione a questo banchetto, anticipazione del banchetto del Regno dei Cieli?

 

   Sono domande che mi pongo perché troppo grande è il dono che riceviamo nell’Eucarestia dal farlo diventare solo un’abitudine stanca o un dovere da compiere. Non dovrebbe invece essere la manifestazione della bellezza e della gioia della nostra vita cristiana? Quanto le nostre celebrazioni comunicano questa bellezza, al di là dei protagonismi che a volte la infarciscono? Quanto attraggono le donne e gli uomini del nostro tempo che ritrovano in essa la risposta alla fame di un cibo che non perisce, ma dà vita e gioia? Il nostro tempo ha bisogno di questo cibo che unisce, che aiuta ad amare, a vivere con gli altri, a liberare dalla paura e dalla solitudine. So da tanti di voi che portano la comunione a malati o anziani quanto questo pane sia per loro di consolazione e forza nella malattia e nella debolezza del corpo. Non potrebbe essere così per tutti? Non potrebbe esserlo per quei giovani che noi a fatica ascoltiamo o riteniamo troppo diversi e lontani dal Signore e dalla Chiesa?

   Il Vangelo che abbiamo ascoltato ci aiuta a comprendere il valore di questo cibo che riceviamo. Gesù era seguito da tanta gente, che voleva ascoltare la sua parola, essere aiutata e guarita. Ma si fece tardi. Che fare, si chiesero i discepoli. Consigliano Gesù in modo del tutto comprensibile: “Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo; qui siamo in una zona deserta”. Come fare davanti a un bisogno così grande e imprevisto, come se il bisogno fosse sempre prevedibile. Capita anche a noi di sentirci impotenti davanti al bisogno degli altri. Anzi, molti oggi si sentono impauriti di fronte al bisogno dei poveri, dei profughi, degli anziani, e di tanti altri. Facile dire: vadano a cercarsi un posto altrove! Qui non ce n’è abbastanza neppure per noi!  Ma Gesù non si fa intimorire, non dà ragione alla facile risposta dei discepoli: “Voi stessi date loro da mangiare!” Ma come facciamo? Non ne basta per noi! Sarebbe anche la nostra risposta. Cari amici, siamo cristiani o no? Bene: oggi Gesù ci indica l’unica risposta del cristiano: date voi stessi da mangiare cominciando da quello che avete e che trovate! Ma noi abbiamo già un cibo che non perisce. È l’Eucarestia. Essa ci dovrebbe dare l’energia per trovare il necessario, per rispondere alla fame e al bisogno delle donne e degli uomini del nostro tempo. Abbiamo Gesù con noi. Abbiamo la sua forza, la forza di questo cibo di vita eterna: la sua parola e il suo pane, che diventano cibo per noi. Ascoltarono e quel poco bastò per tutti, anzi ne avanzò!

   Cari amici, se ascoltassimo Gesù e non dessimo ragione alle nostre paure e incertezze, il poco che abbiamo basterebbe per tutti. Saremmo anche più felici, senza dubbio meno arrabbiati e incattiviti. Se invece lo nasconderemo, lo terremo per noi, se avremo paura di perderlo, lo perderemo di sicuro, oppure esso non soddisferà neppure la nostra fame, perché la gioia viene dal dare più che dal ricevere, dal condividere più che dalla paura di perdere.

   Grazie, Signore, perché non ti vergogni della nostra pochezza, delle nostre paure, dell’egoismo che ci fa chiudere in noi stessi, della scarsa considerazione che diamo al grande dono che ci fai della tua presenza nell’Eucarestia e nella tua parola di vita eterna. Torna in mezzo a noi, percorri con noi le vie di questa città, trasforma il poco in molto, perché il tuo amore raggiunga tutti e compia il miracolo del bene, perché nella nostra diversità sappiamo essere un “noi” di donne e uomini che vivono in unità e comunione, che si vogliono bene e aiutano gli altri, a partire dai tanti che hanno bisogno del cibo materiale, ma soprattutto di quello spirituale che viene da te e dalla mensa della Parola e del pane di vita eterna.

+ Vescovo Ambrogio
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