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Cattedrale

Giovedì 20 luglio 2019

1Pietro 5,1-4; Giovanni 21,15-19


Care sorelle e cari fratelli,

celebriamo la festa dei Santi patroni di questa nostra città, due vescovi di Roma e quindi pontefici della nostra Chiesa, segno di unità e di comunione fra tutti coloro che vi appartengono.  Quanto è difficile l’unità, ma quanto ne abbiamo bisogno in questo mondo, dove la divisione sembra essere accettata come un fatto quasi naturale. Non parlo solo delle divisioni causate dai conflitti o dalla violenza, ma anche di quella quotidiana che percorre i cuori, i pensieri, i sentimenti, i luoghi dove ognuno di noi vive. Siamo in una globalizzazione economica, ma ad essa manca un’anima che unisca e aiuti a vincere le divisioni e le inimicizie. Anche nella nostra Chiesa non si si sono mai visti così tanti attacchi a colui che oggi dovrebbe essere per tutti luogo di unità, papa Francesco. Per questo sono convinto che tutti noi attorno a questi due pontefici nostri concittadini e a papa Francesco, loro successore, dovremmo riscoprire con più umiltà e convinzione ciò che essi rappresentano per la Chiesa.

Ringrazio le ragazze e i ragazzi delle scuole primarie della nostra città, che in questi mesi hanno cercato di capire la vita dei nostri patroni. Ho visto la mostra dei vostri lavori a San Benedetto. Complimenti! E grazie ovviamente anche ai vostri docenti di Religione e alle scuole che hanno voluto prendere parte a questa riscoperta. Mai dimenticare la storia, davvero maestra di vita, perché ci aiuta a capire non solo il passato, ma anche il tempo in cui ciascuno vive. E’ stata ormai conclusa la nuova traduzione delle lettere di Ormisda, fatta con competenza e dedizione dal Prof. Caperna, che ringrazio di cuore per l’impegno e la passione con cui si è dedicato a questa realizzazione, la cui pubblicazione è possibile grazie al contributo della Banca Popolare del Frusinate, che ringrazio. Una bella opera che onora i nostri patroni e la nostra città, che ha bisogno di segni positivi e di speranza. Lavoriamo tutti per il bene con un sentire comune, pur nelle differenze di ognuno, e saremo donne e uomini felici, non insoddisfatti e rabbiosi, che costruiscono e non distruggono e dividono.

Il Vangelo di oggi ci aiuta a capire come essere noi stessi costruttori di unità e di pace, perché la divisioni e le inimicizie nascono e crescono anzitutto nel cuore, poi diventano pensieri, sentimenti, parole e gesti violenti, come oggi è diventato di moda soprattutto sui social, dove insultare qualcuno o condividere parole rabbiose e violente sembra normale, mentre dovrebbe essere per tutti segno di poca civiltà e umanità e per noi cristiani un peccato da confessare, come ho ribadito più volte. Il brano si trova alla fine del Vangelo di Giovanni. Gesù si rivolge a Simon Pietro con una domanda: “Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?” Chiama Pietro Simone di Giovanni, il nome della sua origine, della sua famiglia. Gesù mostra di conoscere quell’uomo, la sua famiglia, la sua storia, la sua debolezza. Vorrebbe dirgli che lo accoglie così com’è, ma che allo stesso tempo gli chiede qualcosa di nuovo, gli chiede un amore a cui Pietro non era abituato, pur essendo stato a lungo con Gesù. Pietro perciò si stupisce di quella domanda, come ci stupiremmo noi, che siamo convinti di amare Gesù e pensiamo che se mai sono gli altri, quelli che non stanno qui, che dovrebbero imparare ad amare il Signore. Ma non è così, cari amici! Quella domanda è proprio per noi che siamo qui, come fu proprio per Simone di Giovanni, che aveva conosciuto Gesù dall’inizio. Come amiamo Gesù? Come lo testimoniamo nella vita, nelle parole, nelle scelte di ogni giorno? Quindi, anzitutto direi a ognuno: sii umile, consapevole che hai bisogno di crescere nell’amore per Gesù. Ma come?

Semplice. Lo dice Gesù a Pietro: lasciati vestire e guidare da me, come se dovessi essere sempre un bambino o un anziano bisognoso di essere aiutato. “Seguimi”, gli dice due volte. Cari amici, noi spesso pensiamo di essere nel giusto, siamo convinti che sono gli altri a sbagliare, gli altri che non ci capiscono e non ci vogliono bene. Per questo critichiamo, giudichiamo, ci arrabbiamo, ci dividiamo, ce ne andiamo per fatti nostri quando qualcuno vuole correggerci o aiutarci, non cediamo mai quando siamo convinti di una cosa e diciamo come estrema difesa: “Abbiamo sempre fatto così”. Questo avviene anche nelle nostre parrocchie e associazioni; mi duole dirlo, ma è così ogni giorno. Ormisda e Silverio furono pastori della Chiesa universale perché non perseguirono il loro interesse o le loro convinzioni, ma quelle della Chiesa. Furono perciò servi di unità per il bene di tutti. Silverio pagò questo con la vita. Per questo lo veneriamo come martire.

Cari amici, vogliamo essere felici amando il Signore e amandoci tra noi, cominciando dai più poveri e disprezzati? Segui Gesù, ascoltalo! Non fare di testa tua! Infatti, l’amore crescerà in noi se ci lasceremo guidare da Gesù, che ci aiuterà ad amare gli altri. Lasciati guidare da coloro che sono tuoi pastori e tuoi fratelli e sorelle, e vedrai che sarai felice e troverai un senso per la tua vita, libero dalle paure e dall’angoscia che ti fanno chiudere in te stesso e difendere dagli altri e dal loro bisogno di aiuto e amicizia. Troverai pace nel cuore e donerai pace al tuo prossimo, al vicino e al lontano, al povero e al ricco, all’italiano e allo straniero, al giovane e all’anziano, al buono e al cattivo, perché il Signore ci insegna un amore universale, anche per coloro che non fanno parte del nostro popolo, persino per i nemici. Questa è la vita dei cristiani, questo è ciò che oggi i nostri santi patroni ricordano alla nostra Chiesa diocesana e alla nostra cara città di Frosinone. E noi, con umiltà e passione, vogliamo impegnarci a viverlo, per rendere questa città e questa terra più belle e più umane! Amen

+ Vescovo Ambrogio

Qui una breve fotogallery Fotogallery Santi Patroni 2019

Si legga anche la news Santi Patroni di Frosinone 2019