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028-Convegno Diocesano_oct_2011_Celebrazione_Finale XXVII domenica – Is 5,1-7; Fil 4,6-9; Mt 21,33-45

   Care sorelle e cari fratelli, concludiamo con questa solenne Liturgia Eucaristica l’Assemblea Diocesana, che ci ha visto riuniti in tanti. Come ho ricordato ieri, sono 25 anni che le due diocesi di Frosinone-Veroli e di Ferentino sono state unificate dal Beato Giovanni Paolo II. Era il 30 settembre 1986. Unità e comunione fanno la Chiesa e la rendono sacramento di quell’unità della famiglia umana di cui ha parlato il Concilio Vaticano II. Oggi, come non mai, abbiamo bisogno di vivere in unità. Ci sono troppe divisioni nel mondo, troppi popoli e individui contrapposti e nemici. Anche in Europa e nel nostro amato paese, l’Italia, si va affermando uno spirito di divisione e di particolarismo, che non risponde al sentire di tutti né tanto meno esprime il valore di quello che siamo come popolo e come nazione, portatore di una cultura millenaria, radicata nella fede cristiana. Basta contemplare il luogo dove ci troviamo, questa chiesa stupenda e questo monastero, per rimanere attratti da una lunga storia di fede e di umanità. Ma anche tra noi, nelle nostre realtà parrocchiali, nei nostri paesi, nei gruppi, tra comitati, cediamo troppo facilmente a uno spirito di contrapposizione e di rivalsa che non fa bene a nessuno, mentre al contrario crea distanza, inimicizia, malumori, inutili rabbie e litigi. Tutto nasce dalla ricerca del proprio interesse e non, come alcuni vogliono far credere, dalla fede e da un interesse comune, che si costruisce con gli altri e non contro gli altri. Chiedo a tutti voi di contrastare con simpatia, ma anche con fermezza, questo spirito. Nessuno è padrone di niente nella Chiesa, perché siamo tutti servi e discepoli di Gesù.


   Le letture di oggi ci aiutano a comprendere nel profondo il vero spirito nel quale siamo chiamati a vivere. Dio ha affidato all’umanità la sua vigna. Lo ha fatto e continua a farlo con una cura del tutto particolare. Quel diletto, a cui il profeta innalza il suo canto, è il Signore stesso. Egli, dice il profeta, “l’aveva dissodata e sgombrata di sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato un tino”. Quanto amore e preoccupazione per quella vigna. Lo ripete anche Gesù nel Vangelo. La vigna siamo noi, cari fratelli. La vigna è anche il mondo, sono i beni che il Signore ci ha affidato. Non siamo noi i padroni di tutto, come spesso si pensa nella nostra società materialista, in cui il problema è possedere e arraffare quanto più possibile, spesso a scapito dei più poveri. C’è una smania di avere che domina la società ad ogni livello, sociale, economico, ed anche politico. Un esempio diffuso nella nostra terra e sotto gli occhi di tutti – anche se si fa finta di niente - è il gioco, che invece di arricchire impoverisce intere famiglie e fa cadere di frequente sotto il dominio perverso dell’usura. Ne sanno qualcosa i nostri operatori della Caritas. E poi: quanta ostentazione della ricchezza intorno a noi, come se la vita dipendesse dai beni e dal possesso!

   Ebbene, il Signore viene oggi in mezzo a noi e ci affida di nuovo la sua vigna, i suoi beni, ci fa partecipi di quanto egli ha posto nel mondo dalla creazione. Che cosa ne faremo, care sorelle e cari fratelli? Abbiamo ascoltato nella prima lettura: “Egli aspettava che producesse uva; essa produsse, invece, acini acerbi”. Che cosa ha prodotto l’amore di Dio nella nostra vita? Che cosa ha prodotto la Parola di Dio che abbiamo ascoltato in questi venticinque anni di storia di unità? Chiediamocelo personalmente e come comunità riunita di nuovo dall’amore misericordioso di Dio. Nel brano del Vangelo i servi sono disposti a tutto pur di diventare padroni della vigna che non è loro. Uccidono persino il figlio del padrone, l’erede. Come viviamo nella casa di Dio, la Chiesa? Come servi che si vogliono impadronire dei beni affidati da Dio, oppure come servi che lavorano con gli altri per rendere feconda e produttiva la vigna, ascoltando la voce di Dio, l’unico Signore e Maestro? C’è bisogno che le nostre comunità siano feconde di amore. Oggi il mondo ha bisogno di gente che lavora per gli altri e non per se stessa, non per il proprio interesse, non per accumulare per sé, come spesso avviene, ha bisogno di donne e uomini che vogliono bene e creano unità. Talvolta bisogna riconoscerlo: anche la Chiesa, e anche noi, abbiamo prodotto “acini acerbi” e non uva pregiata. L’amore per sé infatti rende acidi, come l’uva acerba, produce amarezza, antipatia, freddezza, rende incapaci di dolcezza, simpatia, amicizia, rispetto, attenzione per gli altri. Chiediamo al Signore che da oggi ci faccia di nuovo partecipi del dono della sua vigna, perché impariamo ad essere contadini che sanno far crescere un’uva pregiata, buona, che dà gusto e sapore alla vita.

   Per questo siamo qui e per questo continuiamo ad incontrarci, nonostante i nostri limiti e il nostro peccato. Siamo infatti consapevoli di avere bisogno di ascoltare il Signore insieme, per ritrovare quello spirito di unità e di comunione che solo può aiutarci a crescere in umanità e grazia. “Fratelli – ci esorta l’apostolo Paolo nelle lettera ai Filippesi -, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presente a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti”. I tempi sono difficili. Non si vede la fine alla crisi economica che ha investito l’Europa e il nostro paese. I giovani guardano al futuro con paura. La disoccupazione pesa su tante famiglie della nostra terra e rende la vita difficile. I più deboli e gli anziani rischiano sempre più la solitudine e l’abbandono. Perciò è facile angustiarsi e, di conseguenza, chiudersi in se stessi sentendosi vittime di un mondo ingiusto e prendendosela con gli altri. Nell’angustia preghiamo, meditiamo la Parola di Dio aprendo la Bibbia, non rinunciamo mai ai momenti di incontro delle nostre comunità e soprattutto partecipiamo fedelmente alla Messa della domenica, perché, come dice l’apostolo, da lì viene la pace. Nella preghiera, nell’incontro con il Signore assieme ai fratelli ritroviamo quella pace del cuore che ci permette di vivere bene e di fare il bene. Sappiate che, per quanto possiamo e con tutti i nostri limiti, la nostra Chiesa vuole continuare ad essere una casa di umanità, dove poter ascoltare e rispondere alle domande di ognuno.

   Infine l’apostolo Paolo dice: “Quello che è vero, nobile, giusto, quello che è puro, amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica.” Care sorelle e cari fratelli, sia così anche per noi e per le nostre comunità. Quello che è nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù, sia anche oggetto dei nostri pensieri. Lasciamo da parte tutto ciò che divide e rende la vita amara e difficile. Che il nostro pensare, sentire e agire siano sempre guidati dalla Parola di Dio in vista del bene, cosicché gli altri, vedendoci, possano imitarci ed essere attratti dal nostro amore e dalla nostra bontà. E ringraziamo il Signore perché ci ha resi parte della sua famiglia senza confini, sacramento di unità dell’intera famiglia umana.

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Di seguito il video dell'omelia pronunciata dal Vescovo
alla celebrazione eucaristica di chiusura del Convegno Ecclesiale Diocesano, domenica 2 ottobre 2011.
In aggiuntiva ricorrenza del 25mo di unificazione della Diocesi di Frosinone - Veroli e della Diocesi di Ferentino,
nell'unica Diocesi
ad opera del Beato Giovanni Paolo II.


 

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