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Udienza generale lockdownL’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 9.10 nella Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano.

Nel discorso in lingua italiana il Papa, continuando il ciclo di catechesi sulla preghiera, ha incentrato la sua meditazione sul tema “La preghiera perseverante” (Lettura: Lc 11,9-13).

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai fedeli.

L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Continuiamo le catechesi sulla preghiera. Qualcuno mi ha detto: “Lei parla troppo sulla preghiera. Non è necessario”. Sì, è necessario. Perché se noi non preghiamo, non avremo la forza per andare avanti nella vita. La preghiera è come l’ossigeno della vita. La preghiera è attirare su di noi la presenza dello Spirito Santo che ci porta sempre avanti. Per questo, io parlo tanto sulla preghiera.

Gesù ha dato esempio di una preghiera continua, praticata con perseveranza. Il dialogo costante con il Padre, nel silenzio e nel raccoglimento, è il fulcro di tutta la sua missione. I Vangeli ci riportano anche le sue esortazioni ai discepoli, perché preghino con insistenza, senza stancarsi. Il Catechismo ricorda le tre parabole contenute nel Vangelo di Luca che sottolineano questa caratteristica dell’orazione (cfr CCC, 2613) di Gesù.

La preghiera dev’essere anzitutto tenace: come il personaggio della parabola che, dovendo accogliere un ospite arrivato all’improvviso, in piena notte va a bussare da un amico e gli chiede del pane. L’amico risponde “no!”, perché è già a letto, ma lui insiste e insiste finché non lo costringe ad alzarsi e a dargli il pane (cfr Lc 11,5-8). Una richiesta tenace. Ma Dio è più paziente di noi, e chi bussa con fede e perseveranza alla porta del suo cuore non rimane deluso. Dio sempre risponde. Sempre. Il nostro Padre sa bene di cosa abbiamo bisogno; l’insistenza non serve a informarlo o a convincerlo, ma serve ad alimentare in noi il desiderio e l’attesa.

La seconda parabola è quella della vedova che si rivolge al giudice perché l’aiuti a ottenere giustizia. Questo giudice è corrotto, è un uomo senza scrupoli, ma alla fine, esasperato dall’insistenza della vedova, si decide ad accontentarla (cfr Lc 18,1-8). E pensa: “Ma, è meglio che le risolva il problema e me la tolgo di dosso, e non che continuamente venga a lamentarsi davanti a me”. Questa parabola ci fa capire che la fede non è lo slancio di un momento, ma una disposizione coraggiosa a invocare Dio, anche a “discutere” con Lui, senza rassegnarsi davanti al male e all’ingiustizia.

La terza parabola presenta un fariseo e un pubblicano che vanno al Tempio a pregare. Il primo si rivolge a Dio vantandosi dei suoi meriti; l’altro si sente indegno anche solo di entrare nel santuario. Dio però non ascolta la preghiera del primo, cioè dei superbi, mentre esaudisce quella degli umili (cfr Lc 18,9-14). Non c’è vera preghiera senza spirito di umiltà. È proprio l’umiltà che ci porta a chiedere nella preghiera.

L’insegnamento del Vangelo è chiaro: si deve pregare sempre, anche quando tutto sembra vano, quando Dio ci appare sordo e muto e ci pare di perdere tempo. Anche se il cielo si offusca, il cristiano non smette di pregare. La sua orazione va di pari passo con la fede. E la fede, in tanti giorni della nostra vita, può sembrare un’illusione, una fatica sterile. Ci sono dei momenti bui, nella nostra vita e in quei momenti la fede sembra un’illusione. Ma praticare la preghiera significa anche accettare questa fatica. “Padre, io vado a pregare e non sento nulla … mi sento così, con il cuore asciutto, con il cuore arido”. Ma dobbiamo andare avanti, con questa fatica dei momenti brutti, dei momenti che non sentiamo nulla. Tanti santi e sante hanno sperimentato la notte della fede e il silenzio di Dio – quando noi bussiamo e Dio non risponde – e questi santi sono stati perseveranti.

In queste notti della fede, chi prega non è mai solo. Gesù infatti non è solo testimone e maestro di preghiera, è di più. Egli ci accoglie nella sua preghiera, perché noi possiamo pregare in Lui e attraverso di Lui. E questo è opera dello Spirito Santo. È per questa ragione che il Vangelo ci invita a pregare il Padre nel nome di Gesù. San Giovanni riporta queste parole del Signore: «Qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio» (14,13). E il Catechismo spiega che «la certezza di essere esauditi nelle nostre suppliche è fondata sulla preghiera di Gesù» (n. 2614). Essa dona le ali che la preghiera dell’uomo ha sempre desiderato di possedere.

Come non ricordare qui le parole del salmo 91, cariche di fiducia, sgorgate da un cuore che spera tutto da Dio: «Ti coprirà con le sue penne, sotto le sue ali troverai rifugio; la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza. Non temerai il terrore della notte né la freccia che vola di giorno, la peste che vaga nelle tenebre, lo sterminio che devasta a mezzogiorno» (vv. 4-6). È in Cristo che si compie questa stupenda preghiera, è in Lui che essa trova la sua piena verità. Senza Gesù, le nostre preghiere rischierebbero di ridursi a degli sforzi umani, destinati il più delle volte al fallimento. Ma Lui ha preso su di sé ogni grido, ogni gemito, ogni giubilo, ogni supplica… ogni preghiera umana. E non dimentichiamo lo Spirito Santo che prega in noi; è Colui che ci porta a pregare, ci porta da Gesù. È il dono che il Padre e il Figlio ci hanno dato per procedere all’incontro di Dio. E lo Spirito Santo, quando noi preghiamo, è lo Spirito Santo che prega nei nostri cuori.

Cristo è tutto per noi, anche nella nostra vita di preghiera. Lo diceva Sant’Agostino con un’espressione illuminante, che troviamo anche nel Catechismo: Gesù «prega per noi come nostro sacerdote; prega in noi come nostro capo; è pregato da noi come nostro Dio. Riconosciamo, dunque, in Lui la nostra voce, e in noi la sua voce» (n. 2616). Ed è per questo che il cristiano che prega non teme nulla, si affida allo Spirito Santo, che è stato dato a noi come dono e che prega in noi, suscitando la preghiera. Che sia lo stesso Spirito Santo, Maestro di orazione, a insegnarci la strada della preghiera.

Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

In lingua francese

Speaker:

Frères et sœurs, Jésus a donné l’exemple d’une prière continuelle, pratiquée avec persévérance. Le dialogue constant avec le Père, dans le silence et dans le recueillement, est le cœur de toute sa mission. La prière doit d’abord être tenace. Dieu est plus patient que nous et celui qui frappe avec foi et persévérance à la porte de son cœur ne sera pas déçu. L’insistance sert à alimenter en nous le désir et l’attente. La parabole de la veuve et du juge inique nous fait comprendre que la foi est une disposition courageuse à invoquer Dieu, à ‘discuter’ avec lui, sans se décourager devant le mal et l’injustice. Dans la parabole du pharisien et du publicain, nous voyons qu’il n’y a pas de vraie prière sans un esprit d’humilité. Selon l’enseignement de l’Évangile, pratiquer la prière signifie accepter d’expérimenter la nuit de la foi et le silence de Dieu et continuer à être persévérants. Dans ces nuits de la foi, celui qui prie n’est jamais seul. Jésus nous accueille dans sa prière, afin que nous puissions prier en lui et par lui. Et cela est l’œuvre de l’Esprit Saint. C’est pourquoi l’Evangile nous invite à prier le Père au nom de Jésus. La prière de Jésus donne les ailes que la prière de l’homme a toujours désiré posséder. Sans le Christ, nos prières risqueraient de se réduire à des efforts humains destinés, la plupart du temps, à l’échec. Le Christ est tout pour nous, même dans notre vie de prière. C’est pourquoi le chrétien qui prie ne craint rien.

Santo Padre:

Saluto cordialmente i fedeli di lingua francese. Oggi, in alcuni Paesi, si celebra la memoria di coloro che sono morti nelle guerre. Possa la nostra preghiera per tutte le vittime della violenza nel mondo incoraggiarci ad essere strumenti di pace e di riconciliazione. Dio vi benedica!

Santo Padre:

Je salue cordialement les personnes de langue française. Aujourd’hui, dans plusieurs pays, on célèbre le souvenir des morts des guerres. Que notre prière pour toutes les victimes de la violence dans le monde nous incite à être des instruments de paix et de réconciliation. Que Dieu vous bénisse!

In lingua inglese

Speaker:

Dear Brothers and Sisters, in our catechesis on prayer, we have seen that Jesus prayed to his Father with perseverance. Three parables in Luke’s Gospel emphasize how we too need to be constant in our prayer. The first parable, in which a man asks for help from a friend in the middle of the night and does not give up until his friend responds, teaches us the need to pray with insistence. In the second parable we see in the widow who persists in asking the unrighteous judge for justice, the importance of patience. The third parable, that of the publican and the Pharisee at prayer in the Temple, reveals that God responds to those who pray with humility. We see these three attitudes – insistence, patience and humility – reflected in the saints who persevered in prayer through moments of darkness when God seemed to be silent or absent. May we continue to persevere in prayer conscious that we never pray alone, but with Christ himself, in the power of the Holy Spirit. As Saint Augustine succinctly puts it: Jesus “prays for us as our priest, he prays in us as our Head, and as our God he is the one to whom we pray” (cf. CCC, 2616).

Santo Padre:

Saluto cordialmente i fedeli di lingua inglese. In questo mese di novembre preghiamo specialmente per le persone care che ci hanno lasciato e per tutti i defunti, perché il Signore, nella sua misericordia, li accolga al banchetto della vita eterna. Su di voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia del Signore Gesù Cristo. Dio vi benedica!

Speaker:

I cordially greet the English-speaking faithful. In this month of November, let us pray especially for our deceased loved ones, and for all who have died, that the Lord in his mercy will welcome them to the banquet of eternal life. Upon you and your families I invoke the joy of our Lord Jesus Christ. God bless you!

In lingua tedesca

Speaker:

Liebe Brüder und Schwestern,

in der Reihe der Katechesen über das Gebet widmen wir uns heute einer wichtigen Eigenschaft für ein fruchtbares Beten: der Beharrlichkeit. Jesus stand in einem stetigen Dialog mit dem Vater. Die Zeiten des stillen Gebets waren der Dreh- und Angelpunkt seiner Sendung auf Erden. In verschiedenen Gleichnissen kommt der Herr auf die Hartnäckigkeit zu sprechen, die den Beter Gehör finden lässt. In den Gleichnissen vom bittenden Freund (Lk 11,5-8) und von der Witwe und dem ungerechten Richter (Lk 18,1-8) lässt er Menschen auftreten, die wegen der Ausdauer ihrer Bitten scheinbar Unmögliches erreichen. Gott weiß, was wir brauchen, aber wartet manchmal zu, damit wir unsere Bitten läutern. Unser Glaube erscheint uns oft schwach, doch das Gebet hilft uns, dass wir nicht verzagt und mutlos werden. Selbst in der Nacht des Glaubens beten wir nie allein: Jesus ist uns dann nicht nur Lehrer des Gebets, er nimmt uns sogar in sein eigenes Beten auf. Der heilige Augustinus hat dies in einem großartigen Gedanken so formuliert: Jesus „betet für uns als unser Priester, er betet in uns als unser Haupt, wir beten zu ihm als unserem Gott. Vernehmen wir also unsere Stimme in ihm und seine Stimme in uns“ (vgl. KKK 2616).

Santo Padre:

Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua tedesca. Come nei nostri rapporti interpersonali, così anche nella nostra preghiera sono importanti le parole: “grazie”, “per favore”, “scusa”. Così entriamo in un sincero dialogo con il Signore e scopriamo che Dio è un Padre compassionevole, il quale ha sempre cura di noi. Egli vi riempia della sua grazia e vi doni la sua benedizione.

Speaker:

Einen herzlichen Gruß richte ich an die Gläubigen deutscher Sprache. Wie in unseren zwischenmenschlichen Beziehungen sind auch in unserm Gebet die Worte „Danke“, „Bitte“, „Entschuldige“ wichtig. So treten wir in einen wahren Dialog mit Gott ein. Wir entdecken, dass Gott ein mitfühlender Vater ist, der sich immer um uns kümmert. Er erfülle euch mit seiner Gnade und schenke euch seinem Segen.

In lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

Hoy contemplamos a Jesús que con su palabra y su ejemplo nos invita a la oración perseverante. El continuo diálogo de Jesús con el Padre, en el silencio y el recogimiento, fue el fundamento de toda su misión. Para exhortarnos a tal perseverancia el Señor nos propone tres parábolas: la del amigo inoportuno, la de la anciana y el juez inicuo, y la del fariseo y el publicano.

De estas parábolas podemos aprender algunas lecciones sobre la oración. Nos muestran con qué paciencia Dios escucha nuestra súplica, aun cuando conoce nuestra miseria mejor que nosotros mismos. Con su silencio, el Señor busca incitar en nosotros el deseo y la esperanza filial, y nos pide también la perseverancia fundada en la firmeza de la fe. La oración necesita ser valiente incluso hasta “retar” a Dios entre lágrimas, sin rendirnos nunca ante el mal y la injusticia. Finalmente, nos revela que la humildad y la verdadera contrición son el modo para acceder al corazón de Dios.

El Evangelio es claro: la oración es vital para no desfallecer, es una cuestión de fe. Aunque nos parezca a veces una fatiga inútil y que Dios enmudece ante nuestros ruegos, hemos de perseverar en la oración. Jesús en esto no es sólo un maestro y un ejemplo, sino que nos acoge en su oración. Él toma sobre sí cada grito, cada canto de júbilo, cada súplica; en definitiva, cada oración humana. A la vez, cuando rezamos su voz está en nosotros, de modo que todo lo que pidamos en su nombre sea para gloria de Dios Padre.

Saludo cordialmente a los fieles de lengua española. Los animo a rezar con confianza y tesón, y de modo particular en estos momentos de dificultad que está viviendo la humanidad entera. Acerquémonos a Dios sin temor, abandonándonos con humildad en ese diálogo divino con quien sabemos que nos ama. Que el Señor los bendiga.

In lingua portoghese

Speaker:

Jesus deixou-nos o exemplo duma oração perseverante: o diálogo constante com o Pai, no silêncio e recolhimento, é o fulcro de toda a sua missão. O Evangelho ensina-nos a pregar sempre, mesmo quando temos a impressão de estar a perder tempo, porque Deus tarda a responder. Muitos Santos e Santas experimentaram este silêncio de Deus, a noite da fé, mas perseveraram na oração. Ainda que o Céu nos pareça surdo e mudo, continuemos a rezar, porque, mesmo na noite da fé, nunca estamos sozinhos. Jesus faz seus e apresenta a seu Pai cada um dos nossos gemidos e cada uma das nossas preces. A certeza de sermos ouvidos funda-se na oração de Jesus, que dá à oração do homem aquelas asas que ela sempre desejou possuir. O Senhor «te cobrirá com as suas penas – são palavras do Salmo 91 –; debaixo das suas asas encontrarás refúgio; a sua fidelidade é escudo e couraça». Esta promessa estupenda cumpre-se em Jesus, que nos acolhe na sua oração e assim podemos rezar ao Pai por Cristo, com Cristo e em Cristo. Ele é tudo para nós, como no-lo recorda Santo Agostinho: «Sendo o nosso Sacerdote, ora por nós; sendo a nossa Cabeça, ora em nós; e sendo o nosso Deus, a Ele oramos. Reconheçamos, pois, n’Ele, a nossa voz e a voz d’Ele em nós». Por isso, o cristão que reza, nada teme. Quem bate com fé e perseverança à porta do coração do Pai do Céu, não ficará desiludido.

Santo Padre:

Saluto e benedico con affetto gli ascoltatori di lingua portoghese, augurando che ciascuno sappia vivere e irradiare una grande fiducia nei disegni di salvezza e di beatitudine che il Padre del Cielo predispone per i suoi figli. Per Lui, tutti vivono! Possa questa certezza esservi di conforto in questo mese caratterizzato dall’orante ricordo in suffragio dei defunti. Continuate ad amarli nel Signore!

Speaker:

Com afeto saúdo e abençoo os ouvintes de língua portuguesa, desejando que os vossos corações saibam sempre viver e irradiar uma grande confiança nos desígnios de salvação e felicidade que o Pai do Céu nutre pelos seus filhos e filhas. Para Ele, todos vivem! Que esta certeza vos sirva de conforto ao longo deste mês de particular saudade que deve florescer em devotos sufrágios pelos vossos queridos defuntos. Continuai a amá-los no Senhor!

In lingua araba

Speaker:

تأمّل قداسةُ البابا اليَومَ في المثابرة على الصّلاة. قال: أعطى يسوع ثلاثةَ أمثلةٍ حولَ هذا الموضوع. في المثلِ الأوّل رجلٌ ملحاح، جاءَه ضيفٌ طرقَ بابَه ليلًا، فأسرعَ إلى صديقِه يطلبُ منه ما يقدمُه لضيفِه. صَعُبَ على صديقِه أن يقومَ في منتصفِ الليلِ ويلبي طلبَه. لكنّه أخيرًا أعطاهُ ما يريدُ بسببِ إلحاحِه وإصرارِه على طلبِه. في المثلِ الثاني أرملةٌ لجأت إلى قاضٍ ظالمٍ ليُنصِفَها، وألّحَت عليه، فاستجابَ لها بسبب إصرارِها على طلبِها. من هذين المثلين نتعلمُ أنّ الإيمانَ ليس اندفاعَ لحظة، بل هو موقفٌ ثابتٌ يتطلبُ شجاعةً وإصرارًا وثباتًا أمام الله، دون الاستسلامِ أمامَ الشرِ والظلم. المثلُ الثالث هو مثل الفريسي والعشّار، الأوّلُ فاخرَ أمامَ اللهِ بأعمالِه الصالحة، وأما العشارُ فتواضعَ ولم يجرؤ أن يرفعُ عينيه. وسمِعَ الله صلاةَ العشار، ولم يسمع صلاةَ الفريسي. من هذا نتعلمُ أنّ الله يستجيبُ للمتواضعين فقط. تعليمُ الإنجيلِ واضح: يجبُ أن نصلّيَ دائمًا، حتى عندما يبدو لنا أنّ الله لا يسمعُ لنا، وأنّ الصلاةَ مضيعةٌ للوقت. وأنهى قداسةُ البابا تعليمَه قائلًا: المسيحُ هو كلُّ شيءٍ لنا، في حياتِنا وفي صلاتِنا. وكما قالَ القديسُ أغسطينس، يسوع يصّلي لأجلِنا لأنّه الكاهنُ لنا، ويصلّي فينا لأنّه رأسُنا، ونحن نصلّي إليه لأنّه إلهُنا. ولهذا فالمسيحي الذي يصلّي لا يخافُ شيئاً.

Santo Padre:

Saluto i fedeli di lingua araba. Una preghiera gradita a Dio è quella che viene da una persona dal cuore puro. Il Signore non gradisce la preghiera dei malvagi, come dice il Libro del profeta Isaia: «Quando stendete le mani, io distolgo gli occhi da voi. Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei» (Is 1, 15). Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!

Speaker:

أحيّي المؤمنينَ الناطقينَ باللغةِ العربية. الصّلاةُ المرضيّة لدى الله هي التي تصدُرُ من إنسانٍ قلبُه نقي. والرّبُّ لا يقبلُ صلاةَ الأشرارِ إذ قال في سفر أشعياء النبي: "حينَ تَبسُطونَ أَيدِيَكم أَحجُبُ عَينَيَّ عنكم وإِن أَكثَرتُم مِنَ الصَّلاةِ لا أَستَمعُ لَكم" (أش 1، 15). ليباركْكُم الرّبُّ جميعًا ولْيَحمِكُم دائمًا من كلِّ شر!

In lingua polacca

Speaker:

W dzisiejszej katechezie Ojciec Święty kontynuuje rozważania na temat modlitwy.

Jezus dał wzór modlitwy nieustannej, praktykowanej wytrwale. Ciągły dialog z Ojcem leży u podstaw całej Jego misji. Ewangelie przytaczają również Jego zachęty do uczniów, by modlili się niestrudzenie. Nasz Ojciec dobrze wie, czego nam potrzeba; naleganie nie służy informowaniu i przekonywaniu Go, lecz umocnieniu w nas pragnienia i oczekiwania. Przypowieści o natrętnym przyjacielu, o wdowie szukającej pomocy u sędziego, o faryzeuszu i celniku w świątyni, pokazują, że kto puka do drzwi Bożego serca z wiarą i wytrwałością nie będzie zawiedziony; że wiara nie jest porywem chwili, ale mężną predyspozycją, by przyzywać Boga, nawet by „spierać się” z Nim, nie tracąc nadziei w obliczu zła i niesprawiedliwości; że Bóg nie słucha modlitwy pysznych, natomiast wysłuchuje modlitwy pokornych (por. Łk 18, 9-14).

Nauka Ewangelii jest jasna: zawsze trzeba się modlić, nawet gdy wszystko wydaje się daremne, gdy Bóg zdaje się nie słuchać, a wiara może jawić się jako iluzja i bezowocny trud. Praktykowanie modlitwy oznacza również akceptację tego trudu. W tych nocach wiary modlący się człowiek nigdy nie jest sam. Jezus bowiem nie jest jedynie świadkiem i nauczycielem modlitwy. On przyjmuje nas w swojej modlitwie, abyśmy mogli modlić się w Nim i przez Niego. Jan przytacza następujące słowa Pana: „O cokolwiek prosić będziecie w imię moje, to uczynię, aby Ojciec był otoczony chwałą w Synu” (14, 13).

Chrystus jest dla nas wszystkim, także w naszym życiu modlitwy. Święty Augustyn potwierdził to pouczającymi słowami: Jezus „modli się za nas jako nasz Kapłan; modli się w nas, bo jest Głową Ciała, którym jesteśmy, a modlimy się do Niego, bo jest naszym Bogiem. Rozpoznajmy więc w Nim nasze głosy, a Jego głos w nas samych”.

Santo Padre:

Saluto cordialmente i polacchi. Oggi in Polonia si celebra la Festa Nazionale dell’Indipendenza. Mentre ringraziamo il Signore della storia per il dono della libertà nazionale e personale, viene in mente quanto San Giovanni Paolo II insegnava ai giovani: “Essere veramente liberi non significa affatto fare tutto ciò che mi piace, o ciò che ho voglia di fare. (…) Essere veramente liberi significa usare la propria libertà per ciò che è un vero bene. (…) Essere veramente liberi significa essere un uomo di retta coscienza, essere responsabile, essere un uomo «per gli altri»” (Lettera ai giovani, 13). Il Signore benedica tutti i polacchi, donando pace e prosperità!

Speaker:

Serdecznie pozdrawiam Polaków. Dziś w Polsce przypada Narodowe Święto Niepodległości. Gdy dziękujemy Panu historii za dar wolności, przychodzi na myśl to, czego św. Jan Paweł II uczył młodych: być wolnym, „to znaczy: umieć używać swej wolności w prawdzie (…). Być prawdziwie wolnym to nie znaczy czynić wszystko, co mi się podoba, na co mam ochotę. Być wolnym to znaczy być człowiekiem prawego sumienia i czynić to, co jest prawdziwym dobrem, to być «człowiekiem dla drugich»” (List do młodych, 13). Niech Pan udzieli wszystkim Polakom błogosławieństwa pokoju i pomyślności!

In lingua italiana

Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua italiana. Oggi la Liturgia celebra la memoria di San Martino, Vescovo di Tours. Questo grande Pastore della Chiesa antica, si distinse per l’evangelica carità verso i poveri e gli emarginati. Il suo esempio insegni a ciascuno ad essere sempre più coraggioso nelle fede e generoso nella carità.

Il mio pensiero va infine, come di consueto, agli anziani, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Lo Spirito Santo illumini le vostre menti e vi sostenga specialmente nei momenti di difficoltà.

Ieri è stato pubblicato il Rapporto sul doloroso caso dell’ex cardinale Theodore McCarrick. Rinnovo la mia vicinanza alle vittime di ogni abuso e l’impegno della Chiesa per sradicare questo male.

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 11 novembre 2020