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Dio ci ascoltaL’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 9.00 nell’Aula Paolo VI.

Nel discorso in lingua italiana il Papa, continuando il ciclo di catechesi sulla preghiera, ha incentrato la sua meditazione sull’argomento “La preghiera dei Salmi” (Lettura: Sal 13,2-3.6).

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai fedeli.

L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

 

Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Leggendo la Bibbia ci imbattiamo continuamente in preghiere di vario genere. Ma troviamo anche un libro composto di sole preghiere, libro che è diventato patria, palestra e casa di innumerevoli oranti. Si tratta del Libro dei Salmi. Sono 150 Salmi per pregare.

Esso fa parte dei libri sapienziali, perché comunica il “saper pregare” attraverso l’esperienza del dialogo con Dio. Nei salmi troviamo tutti i sentimenti umani: le gioie, i dolori, i dubbi, le speranze, le amarezze che colorano la nostra vita. Il Catechismo afferma che ogni salmo «è di una sobrietà tale da poter essere pregato in verità dagli uomini di ogni condizione e di ogni tempo» (CCC, 2588). Leggendo e rileggendo i salmi, noi impariamo il linguaggio della preghiera. Dio Padre, infatti, con il suo Spirito li ha ispirati nel cuore del re Davide e di altri oranti, per insegnare ad ogni uomo e donna come lodarlo, come ringraziarlo e supplicarlo, come invocarlo nella gioia e nel dolore, come raccontare le meraviglie delle sue opere e della sua Legge. In sintesi, i salmi sono la parola di Dio che noi umani usiamo per parlare con Lui.

In questo libro non incontriamo persone eteree, persone astratte, gente che confonde la preghiera con un’esperienza estetica o alienante. I salmi non sono testi nati a tavolino; sono invocazioni, spesso drammatiche, che sgorgano dal vivo dell’esistenza. Per pregarli basta essere quello che siamo. Non dobbiamo dimenticare che per pregare bene dobbiamo pregare così come siamo, non truccati. Non bisogna truccare l’anima per pregare. “Signore, io sono così”, e andare davanti al Signore come siamo, con le cose belle e anche con le cose brutte che nessuno conosce, ma noi, dentro, conosciamo. Nei salmi sentiamo le voci di oranti in carne e ossa, la cui vita, come quella di tutti, è irta di problemi, di fatiche, di incertezze. Il salmista non contesta in maniera radicale questa sofferenza: sa che essa appartiene al vivere. Nei salmi, però, la sofferenza si trasforma in domanda. Dal soffrire al domandare.

E tra le tante domande, ce n’è una che rimane sospesa, come un grido incessante che attraversa l’intero libro da parte a parte. Una domanda, che noi la ripetiamo tante volte: “Fino a quando, Signore? Fino a quando?”. Ogni dolore reclama una liberazione, ogni lacrima invoca una consolazione, ogni ferita attende una guarigione, ogni calunnia una sentenza di assoluzione. “Fino a quando, Signore, dovrò soffrire questo? Ascoltami, Signore!”: quante volte noi abbiamo pregato così, con “Fino a quando?”, basta Signore!

Ponendo in continuazione domande del genere, i salmi ci insegnano a non assuefarci al dolore, e ci ricordano che la vita non è salvata se non è sanata. L’esistenza dell’uomo è un soffio, la sua vicenda è fugace, ma l’orante sa di essere prezioso agli occhi di Dio, per cui ha senso gridare. E questo è importante. Quando noi preghiamo, lo facciamo perché sappiamo di essere preziosi agli occhi di Dio. È la grazia dello Spirito Santo che, da dentro, ci suscita questa consapevolezza: di essere preziosi agli occhi di Dio. E per questo siamo indotti a pregare.

La preghiera dei salmi è la testimonianza di questo grido: un grido molteplice, perché nella vita il dolore assume mille forme, e prende il nome di malattia, odio, guerra, persecuzione, sfiducia… Fino allo “scandalo” supremo, quello della morte. La morte appare nel Salterio come la più irragionevole nemica dell’uomo: quale delitto merita una punizione così crudele, che comporta l’annientamento e la fine? L’orante dei salmi chiede a Dio di intervenire laddove tutti gli sforzi umani sono vani. Ecco perché la preghiera, già in sé stessa, è via di salvezza e inizio di salvezza.

Tutti soffrono in questo mondo: sia che si creda in Dio, sia che lo si respinga. Ma nel Salterio il dolore diventa relazione, rapporto: grido di aiuto che attende di intercettare un orecchio che ascolti. Non può rimanere senza senso, senza scopo. Anche i dolori che subiamo non possono essere solo casi specifici di una legge universale: sono sempre le “mie” lacrime. Pensate a questo: le lacrime non sono universali, sono le “mie” lacrime. Ognuno ha le proprie. Le “mie” lacrime e il “mio” dolore mi spingono ad andare avanti con la preghiera. Sono le “mie” lacrime che nessuno ha mai versato prima di me. Sì, tanti hanno pianto, tanti. Ma le “mie” lacrime sono le mie, il “mio” dolore è mio, la “mia” sofferenza è mia.

Prima di entrare in Aula, ho incontrato i genitori di quel sacerdote della diocesi di Como che è stato ucciso; proprio è stato ucciso nel suo servizio per aiutare. Le lacrime di quei genitori sono le lacrime “loro” e ognuno di loro sa quanto ha sofferto nel vedere questo figlio che ha dato la vita nel servizio dei poveri. Quando noi vogliamo consolare qualcuno, non troviamo le parole. Perché? Perché non possiamo arrivare al suo dolore, perché il “suo” dolore è suo, le “sue” lacrime sono sue. Lo stesso è di noi: le lacrime, il “mio” dolore è mio, le lacrime sono “mie” e con queste lacrime, con questo dolore mi rivolgo al Signore.

Tutti i dolori degli uomini per Dio sono sacri. Così prega l’orante del salmo 56: «I passi del mio vagare tu li hai contati, nel tuo otre raccogli le mie lacrime: non sono forse scritte nel tuo libro?» (v. 9). Davanti a Dio non siamo degli sconosciuti, o dei numeri. Siamo volti e cuori, conosciuti ad uno ad uno, per nome.

Nei salmi, il credente trova una risposta. Egli sa che, se anche tutte le porte umane fossero sprangate, la porta di Dio è aperta. Se anche tutto il mondo avesse emesso un verdetto di condanna, in Dio c’è salvezza.

“Il Signore ascolta”: qualche volta nella preghiera basta sapere questo. Non sempre i problemi si risolvono. Chi prega non è un illuso: sa che tante questioni della vita di quaggiù rimangono insolute, senza via d’uscita; la sofferenza ci accompagnerà e, superata una battaglia, ce ne saranno altre che ci attendono. Però, se siamo ascoltati, tutto diventa più sopportabile.

La cosa peggiore che può capitare è soffrire nell’abbandono, senza essere ricordati. Da questo ci salva la preghiera. Perché può succedere, e anche spesso, di non capire i disegni di Dio. Ma le nostre grida non ristagnano quaggiù: salgono fino a Lui che ha cuore di Padre, e che piange Lui stesso per ogni figlio e figlia che soffre e che muore. Io vi dirò una cosa: a me fa bene, nei momenti brutti, pensare ai pianti di Gesù, quando pianse guardando Gerusalemme, quando pianse davanti alla tomba di Lazzaro. Dio ha pianto per me, Dio piange, piange per i nostri dolori. Perché Dio ha voluto farsi uomo – diceva uno scrittore spirituale – per poter piangere. Pensare che Gesù piange con me nel dolore è una consolazione: ci aiuta ad andare avanti. Se rimaniamo nella relazione con Lui, la vita non ci risparmia le sofferenze, ma si apre a un grande orizzonte di bene e si incammina verso il suo compimento. Coraggio, avanti con la preghiera. Gesù sempre è accanto a noi.

 

Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

In lingua francese

Speaker:

Frères et sœurs, dans les Psaumes nous trouvons tous les sentiments humains: les joies, les souffrances, les doutes, les espérances, les amertumes qui colorent notre vie. En lisant les psaumes nous apprenons le langage de la prière. Ils sont la parole de Dieu que nous utilisons pour parler avec lui. Ils sont des invocations, souvent dramatiques, qui surgissent du vif de l’existence. Pour les prier, il suffit d’être ce que nous sommes. En eux la souffrance se transforme en demande. Celui qui prie sait qu’il est précieux aux yeux de Dieu, pour qui crier a un sens. La prière des psaumes est le témoignage de ce cri. Celui qui prie les psaumes demande à Dieu d’intervenir là où tous les efforts humains sont vains. Et alors la souffrance devient relation: c’est l’appel à l’aide qui attend d’être intercepté par une oreille qui entende. Pour Dieu, toutes les douleurs des hommes sont sacrées. Devant lui nous ne sommes pas des inconnus ou des numéros. Nous sommes connus chacun par notre nom. Sa porte est toujours ouverte. Parfois, il suffit de savoir qu’il écoute. Celui qui prie sait que bien des questions de la vie demeurent sans solution. Mais si nous sommes écoutés, tout devient plus supportable. Le pire c’est de souffrir abandonnés. La prière nous sauve de cela. La vie ne nous épargne pas les souffrances, mais si nous demeurons en relation avec Dieu, elle s’ouvre à un large horizon de bien et s’achemine vers son accomplissement.

Santo Padre:

Saluto cordialmente i fedeli di lingua francese. Mentre l'umanità soffre ancora della pandemia, vi invito a leggere e pregare i Salmi, nella certezza che Dio ci ascolta e che non abbandona mai quanti si fidano di lui. In questo mese del Rosario, la Vergine Maria vi custodisca e vi protegga!

Speaker:

Je salue cordialement les personnes de langue française. Alors que l’humanité souffre encore de la pandémie, je vous invite à lire et à prier les psaumes, assurés que Dieu nous écoute et qu’il n’abandonne jamais ceux qui mettent leur confiance en lui. En ce mois du Rosaire, que la Vierge Marie vous garde et vous protège!

[01204-FR.01] [Texte original: Français]

In lingua inglese

Speaker:

Dear Brothers and Sisters, in our continuing catechesis on prayer, we now turn to the Book of Psalms, which can be considered a great treasury of prayers. The Psalms teach us to pray to God in words that he himself has given us. In them, we encounter the entire gamut of human emotions, from praise, petition and joyful thanksgiving to anguished supplication for deliverance from life’s bitter disappointments and sorrows. The Psalms teach us that God is not deaf to our prayers, especially those that arise from a broken heart and a troubled spirit. The Psalmist’s repeated cry, “How long, Lord?”, is itself an acknowledgment that, amid our every trail and tribulation, God hears our voice and never abandons us. As a loving Father, he weeps for our sufferings in this world, yet in his wisdom he has a saving plan for each of us. The Psalms are thus a guide to growth in the practice of prayer. They open our hearts to ever deeper hope in God’s providential care; they confirm our trust in his promises, and they inspire us to persevere on our life-long journey of faith in his word.

Santo Padre:

Saluto cordialmente i fedeli di lingua inglese. Su voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace di Cristo. Dio vi benedica!

Speaker:

I welcome all the English-speaking pilgrims and visitors who join us for today’s Audience. Upon you and your families I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you!

 

In lingua tedesca

Speaker:

Liebe Brüder und Schwestern,

im Rahmen der Mittwochskatechesen über das Gebet wenden wir uns heute den Psalmen zu. Die Psalmen sind zutiefst Gebete und sprechen von der Erfahrung des Dialogs mit Gott. So finden wir in diesem Gebetsschatz alle menschlichen Gemütszustände – Freud und Leid, Zweifel und Hoffnung, wie auch die Verbitterung – wieder, die unser menschliches Dasein begleiten. Die Psalmen können „von den Menschen jeden Standes und jeder Zeit gebetet werden“ (KKK 2588). Andererseits hat Gott diese Gebete dem König David und anderen durch seinen Geist eingegeben, um die Menschen zu lehren, wie man ihn anbetet, ihm dankt und ihn um etwas bittet. Die Psalmen sind also Wort Gottes, das wir gebrauchen, um mit Gott zu sprechen. Das Leid, das uns in unserem Leben begegnet, verwandelt sich in den Psalmen zu einer Frage an Gott, die Antwort und Hilfe erwartet. Unter den vielen Einzelfragen durchzieht die Psalmen ein unablässiger Schrei nach dem „Wie lange noch, Herr?“ Der Beter weiß, dass in Gottes Augen das Leben kostbar ist, und deshalb bittet er Gott, dort, wo alle menschlichen Bemühungen enden, einzugreifen und das Leben zu heilen und zu retten. So wird der Schmerz zum Ausgangspunkt einer Beziehung mit Gott. Der Herr hört den Beter und gibt Antwort. Auch wenn alle Türen verriegelt sind, die Tür Gottes bleibt geöffnet. Unsere Schreie verhallen nicht, sondern bewegen das Herz Gottes, des himmlischen Vaters.

Santo Padre:

Rivolgo un cordiale saluto ai fratelli e alle sorelle di lingua tedesca, in particolare al gruppo dei pellegrini della Diocesi di Augsburg. Per comprendere meglio i disegni di Dio nella nostra vita cerchiamo di rafforzare il rapporto con Lui nella nostra preghiera. Così scopriamo che Dio è un Padre compassionevole che ha sempre cura di noi. Egli vi riempia con la sua grazia e la sua benedizione. E voi, pellegrini di Augsburg, pregate la Knotenlöserin [la Madonna che scioglie i nodi] per me. Grazie.

Speaker:

Einen herzlichen Gruß richte ich an die Brüder und Schwestern deutscher Sprache, insbesondere an die Pilgergruppe aus dem Bistum Augsburg. Um die Pläne Gottes in unserem Leben besser zu verstehen, suchen wir die Verbindung mit Ihm im Gebet zu stärken. So entdecken wir, dass Gott ein mitfühlender Vater ist, der sich immer um uns sorgt. Er erfülle euch mit seiner Gnade und seinem Segen. Und ihr Pilger aus Augsburg, bittet die Knotenlöserin um ihre Fürsprache für mich! Danke.

 

In lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

En la Biblia encontramos el libro de los salmos que está compuesto solamente de oraciones; nos “enseña a rezar” a través de la experiencia del diálogo con Dios. Al leer los salmos, aprendemos el lenguaje de la oración; y encontramos en ellos la Palabra de Dios que los humanos usamos para comunicarnos con Él.

Los salmos son invocaciones, a menudo dramáticas, que brotan de nuestra existencia. Rezando con ellos, el sufrimiento se transforma en pregunta. Entre las muchas preguntas, hay una que está siempre presente: «¿Hasta cuándo?». Es un grito que surge de la enfermedad, o de la persecución, o de la muerte. Cuando la oración se hace pregunta ya es camino y principio de salvación.

El sufrimiento es algo común a todos, creyentes o no creyentes. En el salterio el dolor se convierte en relación: un grito de auxilio que espera ser escuchado por un oído atento. Ante Dios no somos extraños, ni somos números; nos conoce a cada uno por nuestro nombre y nuestros dolores son sagrados para Él.

En la oración nos basta saber que “el Señor nos escucha”. En ocasiones, los problemas no se resuelven, pero los que rezan saben que muchas cuestiones de la vida quedan sin una solución. Sin embargo, siendo conscientes de que Dios nos escucha todo se vuelve más llevadero. Si permanecemos en relación con Él, ante nosotros se abre un horizonte de bien y de esperanza.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española. Mañana celebramos la memoria de santa Teresa de Jesús, maestra de oración. Que a través de su intercesión y ejemplo podamos descubrir la oración, como ese “trato de amistad —como afirmaba ella— con quien sabemos que nos ama”. Estando con Dios nada nos podrá turbar ni espantar, pues “sólo Dios basta”. Que el Señor los bendiga a todos. Gracias.

 

In lingua portoghese

Speaker:

Na Bíblia encontramos orações de diversos tipos e há um livro composto somente de orações: o livro dos Salmos. Trata-se de uma obra que nasce da experiência do diálogo com o Senhor e nela aprendemos a linguagem da oração: Deus mesmo nos ensina as palavras para falarmos com Ele, para louvá-Lo, suplicar-Lhe, invocá-Lo na saúde e na dor, para narrar as suas maravilhas. Neste livro estão refletidos todos os sentimentos humanos: alegrias, tristezas, dúvidas, esperanças, amarguras e sobretudo o sofrimento, que aqui aprendemos a converter em súplica. De fato, nos Salmos o homem que ora reconhece-se precioso aos olhos de Deus, e eleva as suas preces, confiante de que todo o sofrimento reclama uma libertação, toda lágrima invoca uma consolação, toda ferida espera uma cura. De modo especial, diante da morte - o mais absurdo dos inimigos do homem - o salmista clama por uma resposta, sabendo que somente Deus pode intervir onde todos os esforços humanos resultam vãos. E, embora nem sempre encontremos uma resposta clara aos nossos clamores, uma vez que os desígnios de Deus permanecem para além da nossa compreensão, sabemos que Ele sempre nos escuta e isso nos ajuda a suportar as dificuldades e nos abre para o horizonte da salvação eterna.

Santo Padre:

Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua portoghese. Domani celebriamo la festa di Santa Teresa di Gesù. Maestra di vita spirituale, essa insegnava che la preghiera non «è altro che un intimo rapporto di amicizia, nel quale ci si trattiene spesso da solo a solo con quel Dio da cui ci si sa amati». Imparate a crescere sempre di più in questo rapporto di amicizia con le parole che troviamo nel Libro dei Salmi. Dio benedica voi e quanti vi sono cari!

Speaker:

Dirijo uma cordial saudação aos fiéis de língua portuguesa. Amanhã celebramos a festa de Santa Teresa de Jesus: Mestra da vida espiritual, ensinava que a oração “outra coisa não é senão tratar de amizade, estando muitas vezes tratando a sós com quem sabemos que nos ama”. Aprendei a crescer sempre mais nesta relação de amizade, usando as palavras do Livro dos Salmos. Que Deus vos abençoe a vós e a vossos entes queridos!

 

In lingua araba

Speaker:

تأمّل قداسةُ البابا اليَومَ في صّلاةِ المزاميرِ في إطارِ تعليمِهِ في موضوعِ الصّلاة. قال قداستُه: إنّ سفرَ المزاميرِ كتابٌ كلُّه صّلواتٌ فقط. ويبيّنُ لنا كيف علينا أن نصّليَ من خلالِ مخاطبتِنا لله. في صّلاةِ المزاميرِ نتعلمُ لغةَ الصّلاة، أي كيف نمدحُ اللهَ ونشكرُه ونتوسّلُ إليه ونلتمسُه في الفرحِ والألم. المزاميرُ هي ابتهالات، غالبًا ما تكون مأساويّةً تتدفقُ من قلبِ الحياةِ وما فيها من الأمراضِ والكراهيةِ والحروبِ والاضطهاداتِ والموت. يصرخُ الإنسانُ إلى الله وأمامَ الألمِ المستمرِ يسأل: إلى متى يا رَبّ؟ وفي المزامير، يجدُ المؤمنُ جوابًا على هذه الصرخة. لأنّ الرّبَّ يُصغي، وإذا علِمنا ذلك أصبح كلُّ شيءٍ محتملًا، ولو أنّ العديدَ من أسئلةِ الحياةِ تبقى دون حلّ، وبلا مخرج. وأنهى قداسةُ البابا تعليمَه قائلًا: أسوأ شيءٍ يمكنُ أن يحدثَ لنا هو أن نتألمَ وحدَنا، وقد تركَنا الجميعُ ولا أحدَ يفطنُ لنا. إذاكَ الصّلاة تُخلصُنا. لأنّ صرخَتنا ترتفعُ إلى الله، وقلبُه قلبُ الآبِ الذي يبكي لكلِّ واحدٍ يتألمُ ويموت. إذا بقينا على علاقةٍ معه، فإنّ الحياةَ لن تُجَنِبَنا الآلام، ولكنّها ستفتحُ أمامنا آفاقًا واسعةً من الخيرِ فننطلقُ لإتمامِه.

Santo Padre:

Saluto i fedeli di lingua araba. La preghiera è una conversazione con Dio in ogni momento e circostanza di vita. In essa, mettiamo le nostre preoccupazioni e le nostre richieste nelle sue mani, confidiamo che ascolti, poiché Lui conosce ciò di cui abbiamo bisogno e ci darà ciò che è bene per noi. Dio potrebbe anche non rispondere nel modo in cui vorremmo. Tuttavia, il credente è una persona serena, perché è certo che Dio lo ama e opera per il suo bene. Dio vi benedica tutti!

Speaker:

أُحيّي المؤمنينَ الناطقينَ باللغةِ العربية. الصلاةُ هي حديثٌ مع الله في كلِّ لحظةٍ وظرفِ حياة. فيها نضعُ همومَنا وطلباتِنا بين يديه، ونثقُ أنّه يسمع، لأنّه يعرفُ ما نحن بحاجةٍ إليه، وسيُعطينا ما هو خيرٌ لنا. قد لا يستجيبُ الله حتى بالطريقةِ التي نريدُها. مع ذلك فالمؤمنُ إنسانٌ مطمئن، لأنّه واثقٌ أنّ الله يحبُه ويعملُ لخيرِه. ليباركْكُم الرّبُّ جميعًا!

 

In lingua polacca

Speaker:

W dzisiejszej katechezie zatrzymujemy się nad Księgą Psalmów. Należy ona do ksiąg mądrościowych, ponieważ przekazuje „umiejętność modlenia się” poprzez doświadczenie dialogu z Bogiem. W psalmach odnajdujemy wszystkie ludzkie uczucia: radości, smutki, wątpliwości, nadzieje, rozgoryczenia… Słyszymy w nich modlitwę ludzi z krwi i kości, których życie, tak jak wszystkich innych, jest pełne problemów, trudności i niepewności. Psalmista nie kwestionuje cierpienia: wie, że należy ono do życia. Jednak w psalmach cierpienie zamienia się w pytanie, przebiegające przez całą księgę: „Jak długo?”. Wyraża ono prawdę, że każde cierpienie domaga się wyzwolenia, każda łza błaga o pocieszenie, każda rana czeka na uzdrowienie. Powtarzając to pytanie, psalmy uczą nas, by nie przyzwyczajać się do cierpienia i przypominają nam, że życie nie będzie zbawione, jeśli nie zostanie uzdrowione. Istnienie człowieka jest tchnieniem, jego dzieje są ulotne, ale modlący się człowiek wie, że jest cenny w oczach Boga, dlatego wołanie ma sens. W obliczu cierpienia, które przybiera tysiące form, od choroby, nienawiści, wojny, prześladowań, nieufności... do najwyższego „skandalu” śmierci, modlący się psalmami prosi Boga, by wkroczył tam, gdzie wszelkie ludzkie wysiłki są próżne. Dlatego właśnie modlitwa, już sama w sobie, jest drogą i początkiem zbawienia.

Wszyscy na tym świecie cierpią: zarówno ten kto uwierzył w Boga, jak i ten, kto Go odrzuca. Ale w Psałterzu cierpienie staje się relacją: wołaniem o pomoc, w oczekiwaniu, że zostanie ono usłyszane. Nasze wołania nie zatrzymują się tutaj na ziemi: wznoszą się ku Temu, który ma serce Ojca. Jeśli trwamy w relacji z Nim, to życie, choć nie szczędzi nam cierpienia, otwiera się na wielki horyzont dobra i zmierza ku jego spełnieniu.

Santo Padre:

Saluto cordialmente i polacchi. Cari fratelli e sorelle, domenica scorsa in Polonia è stata celebrata la “Giornata del Papa”. È un’iniziativa nata dal legame spirituale e culturale con San Giovanni Paolo II, il mio grande predecessore e vostro connazionale, ma so che è dedicata alla preghiera per l’attuale Papa. Vi ringrazio per questo impegno di ogni anno e per tutte le vostre preghiere, con le quali sostenete il mio ministero. Vi chiedo: continuate così. Per l’intercessione di San Giovanni Paolo II, affido a Dio voi, le vostre famiglie e tutta la Polonia. Vi benedico di cuore.

Speaker:

Serdecznie pozdrawiam Polaków. Drodzy bracia i siostry, minionej niedzieli w Polsce obchodzony był „Dzień papieski”. Jest to inicjatywa, która zrodziła się z duchowej i kulturowej więzi ze św. Janem Pawłem II, moim wielkim poprzednikiem a waszym rodakiem, ale wiem, że jest poświęcona modlitwie za aktualnego papieża. Dziękuję wam za to dzieło, które podejmujecie każdego roku i za wszystkie modlitwy, jakimi wspieracie moją posługę. Proszę was: tak kontynuujcie. Ja zaś, przez wstawiennictwo św. Jana Pawła II, zawierzam Bogu was, wsze rodziny i całą Polskę. Z serca wam błogosławię.

 

In lingua italiana

Rivolgo un cordiale saluto ai fedeli di lingua italiana. In particolare, saluto i rappresentanti dell’Associazione Intercultura, che promuove l’incontro e il dialogo tra persone di culture diverse; saluto anche le Monache Trappiste di Vitorchiano in partenza per il Portogallo, dove fonderanno un nuovo Monastero. Preghiamo il Signore perché abbiamo delle vocazioni, come adesso, che ne hanno tante. Saluto la scuola militare NATO, della Cecchignola (Roma). La Vergine Maria, che nulla antepose alla generosa adesione a Dio, sostenga tutti voi nella fedeltà agli ideali di bene che lo Spirito suscita nella vostra mente e nel vostro cuore, così che possiate divenire validi costruttori di pace.

Il mio pensiero va infine, come di consueto, agli anziani, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Cresca in ciascuno di voi la sapienza del Vangelo, perché possiate vivere nell’ascolto della Parola di Cristo, nel nutrimento del suo Pane, e nella testimonianza della sua Verità.

Io vorrei fare, come faccio di solito, scendere e avvicinarmi a voi per salutarvi; ma con le nuove prescrizioni, meglio mantenere le distanze. Anche, gli ammalati li saluto di cuore da qui. Voi siete a distanza prudente, come si deve fare. Ma succede che quando io scendo, tutti vengono e lì si ammucchiano: e il problema è che c’è il pericolo del contagio. Così, ognuno con la mascherina, mantenendo le distanze, possiamo andare avanti con le udienze. Scusatemi se oggi vi saluto da lontano, ma credo che se tutti, come buoni cittadini, compiamo le prescrizioni delle Autorità, questo sarà un aiuto per finire con questa pandemia.

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html - 14 ottobre 2020